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OBERTO AIRAUDI, “FALCO”, FONDATORE DELLA FEDERAZIONE DI COMUNITA’ DI DAMANHUR

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"La comunità di Damanhur: un esempio di organizzazione etica e giuridica di popolo"

 



Benvenuti a tutti. Il mio compito è quello di illustrarvi qualcosa sulle Comunità di Damanhur. Oggi siamo un migliaio di persone, abbiamo cominciato in una dozzina, eravamo veramente pochi, eravamo tutti molto giovani. Volevamo creare una società nella quale essere padroni delle nostre scelte. Volevamo avere la possibilità di scegliere, di fare qualcosa secondo i nostri desideri, quello che sentivamo, quello che avevamo dentro di noi, anche con il coraggio e con l'avventatezza della sperimentazione. Ci abbiamo provato e oggi siamo qui, dopo aver creato tante condizioni nuove.
Le nostre esperienze sono basate sulla sperimentazione. Noi sperimentiamo in molti ambiti. Certamente, nell’ambito sociale, altrimenti non saremmo qui a parlare di esempi di quello che può avvenire nel nostro sistema interno, riguardo a come riusciamo a condurci e a funzionare. La sperimentazione per noi, - è nella nostra Costituzione - è un elemento importantissimo, fondamentale. Provare, sperimentare: non abbiamo paura di affrontare delle condizioni nuove, in nessun ambito. La sperimentazione con le scuole, ad esempio: le nostre sono scuole molto particolari, sono scuole itineranti. Cominciano dal nido e arrivano fino alla scuola media ed i nostri ragazzi, come scuola itinerante, viaggiano. Vuole dire che prendono i camper, viaggiano per tutta l'Europa ed imparano la matematica quando devono calcolare il rapporto tra la distanza ed il consumo di carburante; se studiano il deserto vanno nel deserto, vanno a vederlo, a toccarlo, a sentire cosa è il deserto; se studiano il mare vanno ad attraversare il Mediterraneo su una barca a vela.
Ce lo possiamo permettere? Sì, perché i figli sono un investimento importante. Da grandi diventeranno damanhuriani? Non ha nessuna importanza, sono comunque individui che affronteranno la vita, affronteranno le loro esperienze e speriamo di avere preparato dei buoni cittadini, dovunque decidano di vivere. I ragazzi viaggiano, in questi giorni c'è un gruppo che sta partendo per gli Stati Uniti, altri sono appena tornati. Perché facciamo questo? Perché se non si fa così i ragazzi credono che l'ambiente nel quale vivono sia tutto il mondo, che il loro paesino, il loro ambiente sia tutto lì. Devono incontrare questa esperienza di movimento ed è, appunto, nostro modo tipico di pensare e ragionare.
Ordinamenti: quando noi abbiamo incominciato, pochissimi quanti eravamo, abbiamo voluto creare una nostra Costituzione; oggi siamo alla decima stesura. A mano a mano che il nostro numero cresceva, abbiamo modificato quello che ritenevamo opportuno, in base alle nostre esperienze.
La nostra è una cultura dell'ottimismo, siamo degli ottimisti e l'ottimismo è sempre stato la forza che ci ha guidati. Tutte le volte che abbiamo avuto dei problemi, con il sorriso e l'ottimismo li abbiamo superati. Direi anzi che le difficoltà ci hanno costantemente aiutati a scoprire qualche cosa di nuovo, ad affrontare con una visione diversa le cose che avevamo di fronte, le cose che avevamo davanti.
Cosa posso dire di questi trentatré anni? Posso dire che ci siamo divertiti molto, che dal nostro punto di vista non abbiamo sprecato la nostra vita. Abbiamo fatto quello che volevamo e continuiamo a farlo, per quanto ci permettono le leggi e le situazioni. La nostra è una società naturale, dove le persone si scelgono. La differenza tra un paese ed una comunità qual è? E’ che nella comunità la gente si sceglie, sceglie il proprio vicino di casa. Se invece arrivi da un paese, hai ereditato la casa, ci abiti perché vivi da sempre lì, hai trovato solo quell’alloggio: non sono scelte, sono condizioni che sono state causate lì dalle circostanze del mondo e della vita. La ricerca? Ricerca significa che cerchiamo di anticipare le cose che succederanno, noi nel 79/80 usavamo le cinture di sicurezza ed altri non sapevano ancora cosa fossero. Facevano la differenziazione di tutti i rifiuti, altri non se lo immaginavano ancora.
Oggi ricerca significa coltivare proteina animale per via vegetale, perché un domani, invece di allevare animali che poi ammazziamo, si possa nei nostri laboratori creare alimenti con le caratteristiche della carne.
Abbiamo dei brevetti relativi all'uso della saliva per fare delle ricerche. La nostra medicina permette di essere una medicina preventiva: attraverso analisi genetiche dei nostri cittadini, possiamo prevenire di venti, trenta, cinquanta anni malattie che eventualmente si presenteranno, e prevenirle. Ricerca per noi è questo! Sperimentiamo soluzioni anche nel campo dell’energia. Diamo molto peso al fotovoltaico, il 40% di tutta l'energia che consumiamo in Damanhur arriva dal sole. Per il riscaldamento siamo quasi autonomi, come alimentazione siamo abbastanza avanti. In tutto questo, cerchiamo di conciliare costantemente la libera imprenditoria con la solidarietà; sono due elementi, invece, che nella politica spesso si contrappongono. A questo convegno non abbiamo invitato politici come relatori, perché riteniamo che sia dalle persone che possono nascere le esperienze autentiche. Noi le abbiamo vissute sulla nostra pelle, abbiamo un’esperienza che possiamo proporre, nella quale forse qualcosa di utile c'è e può essere utile al nostro grande Paese. Speriamo che da questo incontro possa venire fuori qualcosa di importante.
La nostra è stata una storia con molte difficoltà. Oggi siamo arrivati a comperare e ristrutturare lo spazio nel quale ci troviamo – una struttura realizzata dalla Olivetti nell’ambito del progetto I-Rur - ma abbiamo cominciato con case fatiscenti, abitando in due persone per camera, per lungo tempo. Lavoravamo letteralmente giorno e notte: di giorno per mantenerci, di notte per costruire i Templi dell’Umanità. Andando avanti così, un po' alla volta abbiamo migliorato la nostra qualità di vita. Oggi la qualità di vita dei damanhuriani è piuttosto elevata e ci permettiamo molte cose abbiamo parchi, giardini, i Templi sotterranei, i laboratori, un centinaio di imprese. Tutto è basato sulla libera iniziativa e sull'aiuto reciproco. Una persona ha una buona idea? Bene, ci mettiamo d'accordo e la finanziamo! Siamo sempre dei ragazzini, diciamo la verità, e c'è sempre qualcosa di nuovo che ci entusiasma; giochiamo su queste cose e cerchiamo di inventare, di scoprire quello che potrà succedere domani. Se in passato anticipavamo la cintura di sicurezza, oggi, anticipiamo le coltivazioni, o come dicevo poco fa, i problemi sanitari, affrontandoli in una maniera diversa. Parliamo dell'ordinamento interno. Non è stato facile vivere questi anni a Damanhur perché nemici ne abbiamo avuti tanti, detrattori ne abbiamo avuti tanti. Succede ancora oggi, ma noi siamo caparbi, siamo capaci di arrabbiarci e quando ci arrabbiamo funzioniamo meglio. Di solito noi diciamo che ai damanhuriani le cose facili non riescono mentre con quelle difficili abbiamo buone possibilità di farcela: è un modo di pensare anche questo, che nasce dalla nostra esperienza, dalle arrabbiature quando trovi le gomme bucate, che nasce quando arrivano lettere anonime… tutte quelle cose che devi affrontare se partecipi ad una esperienza non comune, che per principio gli altri devono mettere in dubbio.
Può la nostra filosofia, una filosofia del fare, essere in qualche modo utile al Paese dopo questi primi trentatré anni di esperienza? Io penso che qualcosa possiamo insegnare anche noi, così come abbiamo tantissimo da imparare.
Oggi, nel mondo, ci sono tante comunità in formazione, noi siamo in contatto con tutte quelle che hanno avuto successo ma ce ne sono anche tante che vogliono nascere. Tante persone nel mondo vengono qui, ci si incontra, si fanno dei seminari apposta per confrontare le esperienze e per insegnare, dove è possibile, ad evitare gli errori o le trappole che noi abbiamo incontrato in alcuni momenti della nostra storia. Insomma, si impara sempre, penso che Damanhur sia una esperienza utile e che possa diventare importante anche in contesti diversi.
Da noi non ci sono persone sole, gli anziani sanno fino all'ultimo giorno della loro vita di essere parte integrante della nostra esperienza, non sono mai persone messe da parte, mai.
La nostra è una comunità naturale, dove cercare buoni rapporti con le altre persone e non avere paura della diversità. Se la nostra specie supererà, un giorno, la paura degli altri, faremo veramente dei balzi in avanti, attraverso l’ottimismo, la voglia di giocare, la voglia di darci da fare.
Insomma, la vita è complessità e a noi spetta cavalcarla giorno per giorno attraverso le nostre azioni. Bisogna dare spazio alla speranza.

 

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