"Diritto ed Etica in Damanhur: doveri comuni ed interessi comuni"
Il mio intervento illustrerà le prerogative giuridiche ed etiche del cittadino damanhuriano, così come sono intese nella Costituzione di Damanhur, che all’art. 1 recita: “I cittadini sono fra loro fratelli che si aiutano reciprocamente attraverso la fiducia, il rispetto, la chiarezza, l'accettazione, la solidarietà, la continua trasformazione interiore. Ognuno si impegna ad offrire agli altri ulteriori possibilità di rilancio.”
All’interno di una comunità intenzionale, quale Damanhur è, con una forte connotazione etica, diritti e doveri si compenetrano fino a quasi coincidere; questo è il punto centrale della questione, intorno al quale si sviluppa l’impianto della vita di ognuno. La presenza di valori ideali non bandisce quella di interessi generali e particolari, purché non li si confonda.
A tutti i cittadini è riconosciuto il diritto di scegliere innanzitutto la propria posizione all’interno di Damanhur, vale a dire il livello di cittadinanza. A seconda di questo livello, variano anche modalità nel diritto di voto, nella partecipazione all’elettorato passivo ecc. In una società basata sulla libera adesione, quindi, il primo diritto è la scelta della propria modalità di adesione. I diritti successivi prendono origine dall’applicazione di questo. Ogni cittadino può aspirare al livello massimo di adesione e partecipazione e questo è un suo diritto inalienabile anche nel caso in cui perda per propria inadempienza un livello di cittadinanza precedentemente acquisito: non a caso il primo articolo della Costituzione damanhuriana parla di “ulteriori possibilità di rilancio”.
Il cittadino damanhuriano è l’entità base della cittadinanza. Il cittadino è il mattone base, viene riconosciuta una cittadinanza di fatto anche ai figli affinché possano partecipare, secondo le loro inclinazioni personali e secondo l’età, alla vita del mondo al quale appartengono.
Non esiste invece diritto di famiglia in riferimento alla coppia in quanto l’esperienza affettiva, ancorché condivisa con il resto della popolazione, è un evento che appartiene alla sfera spirituale, di crescita personale e non rappresenta elemento socialmente rilevante.
Accanto ai diritti “di principio”, come ad esempio il poter scegliere la propria relativa collocazione nell’ambito della cittadinanza, il cittadino di Damanhur ha una serie di prerogative che indicano i suoi diritti principali. Ne elenchiamo alcune.
Innanzitutto, il diritto di ogni cittadino alla proprietà degli immobili nei quali vive e opera. I beni immobiliari di Damanhur appartengono a cooperative immobiliari delle quali sono soci i cittadini stessi. Ognuno è dunque comproprietario di tutto, non vi è cioè solo una sorta di proprietà indivisa della casa nella quale si abita. E’ così sia per motivi pratici sia per motivi ideali: si aderisce a tutto il progetto Damanhur, non solo alla parte specifica di pertinenza della propria vita.
Dal punto di vista della circolazione del denaro, ogni damanhuriano è tenuto innanzitutto a mantenere se stesso. I cittadini lavorano, chi nella rete di aziende damanhuriane, perlopiù cooperative, che si occupano di artigianato, di editoria, di edilizia, di benessere e via dicendo, chi lavorando come professionista o come dipendente al di fuori di Damanhur. Il punto della condivisione è quello della comunità. Damanhur è formata da una trentina di comunità formate ognuna da 15/25 persone, che partecipano insieme alle spese di conduzione della casa e del territorio. In ogni comunità le persone stabiliscono insieme una sorta di paniere comprendente le spese condivise, compreso il contributo che ogni comunità destina agli investimenti della Federazione. Tutto l’eccedente resta alle persone che lo gestiscono come ritengono. Le comunità sono il punto nel quale vengono sostenute le persone che svolgono attività di servizio nei confronti della comunità, senza percepire stipendio. Le comunità possono avere panieri differenti, a seconda del numero delle persone, dei costi di gestione, degli investimenti. Anche questo è un diritto: inizialmente tutto era paritario, oggi ogni gruppo decide quale tenore di vita ricercare collettivamente e quale lasciare alla dimensione del singolo.
Parliamo del diritto all’educazione dei propri figli e alla loro miglior scolarizzazione possibile: in quanto figli di cittadini italiani i ragazzi potrebbero frequentare la scuola pubblica ma la Federazione intende valorizzare al massimo le potenzialità di ogni ragazzo, metterlo in condizione di usufruire di un’esperienza scolastica all’avanguardia e ha quindi realizzato una struttura scolastica interna, basata sulla possibilità della scuola familiare. La scuola comprende tutti i servizi dal Nido alla Media, dopodiché i ragazzi frequentano la scuola pubblica; si basa su un rapporto fra numero dei ragazzi e numero degli insegnanti che permette una didattica personalizzata molto precisa; opera molto attraverso itineranze, a tutte le età, dedica grande attenzione alla sfera artistica e relazionale. Naturalmente, cura al meglio la preparazione curricolare richiesta dalla scuola pubblica, con la quale le scuole damanhuriane si relazionano con costanza, presso la quale i ragazzi sostengono i loro esami.
Cosa significa, in questo caso, che diritto e dovere coincidono? Non che i cittadini siano costretti a iscrivere i propri figli alla scuola interna: l’obbligo non c’è ma non è mai successo il contrario, dato che sono i genitori stessi i promotori della scuola. Significa semmai che è dovere dei cittadini - siano essi genitori, volontari dell’associazione che segue la scuola o semplici cittadini - contribuire con idee e in ogni altro modo alla migliore qualità della scuola per i propri figli.
Un punto per certi versi simile è quello che riguarda la salute. Una struttura all’interno della Federazione mette a disposizione dei cittadini un centro sanitario polifunzionale che comprende numerosissimi servizi, laboratorio d’analisi compreso. Presso la struttura sono presenti medici, operatori sanitari diversi, ostetriche, e consulenti provenienti da altre strutture.
Inoltre, in parallelo, c’è tutto il settore della ricerca nel campo della medicina naturale, secondo la tradizione ormai ultratrentennale di Damanhur nel campo della pranoterapia, della fonocromoterapia, delle diverse applicazioni nel campo della medicina bioenergetica, a comporre un quadro nel quale il bene più prezioso è la prevenzione e il mantenimento della salute.
Da questo punto di vista è forse più evidente che nell’esempio precedente cosa significhi la coincidenza di diritto e di interesse: la salute è un diritto fondamentale di ogni cittadino ed è anche un dovere, per non pesare sugli altri e per contribuire meglio al progetto comune. Aggiungerò anche che la presenza di tante terapie diverse, unitamente ai servizi erogati dalla struttura pubblica, permette ai cittadini di Damanhur di scegliere il modo di curarsi in un rosa di possibilità estremamente ampia.
Non si tratta di una visione idealistica o idilliaca: a Damanhur si discute e si litiga ma sempre in funzione della ricerca di un obiettivo comune. Quando si discute non in funzione di un obiettivo comune siamo nell’anticamera dell’uscita da Damanhur. E anche uscire da Damanhur, perché si è sviluppata una sensibilità diversa, perché non ci sono più ideali condivisi, è un diritto del cittadino. In questo caso diritto di lasciare Damanhur non significa solo che da Damanhur si esce quando si vuole – sarebbe un diritto ovvio – ma che Damanhur è disponibile a dialogare con chi la sta lasciando, in modo tale che l’interruzione del rapporto sia elaborata nel migliore dei modi da tutti i punti di vista. Naturalmente la volontà di un’uscita “dialogante” dev’esserci da ambo le parti perché il dialogo con un sordo non è possibile; da questo punto di vista, esperienze recenti ci hanno lasciato qualche amarezza.
Possiamo dire che è diritto di tutti entrare e uscire da Damanhur. Nell’intervallo fra l’entrata e l’eventuale uscita, occorre imparare a considerare i doveri come diritti e viceversa.
In conclusione, in una società dalla matrice etica condivisa il diritto individuale e l’obiettivo collettivo non sono alternativi. Non solo non sono alternativi ma poggiano l’uno sull’altro.
I limiti e i pregi delle persone indicano le opportunità e i problemi nella realizzazione e nella gestione di un siffatto sistema. Il nostro è un sistema basato comunque su ideali applicati da persone, la Costituzione stessa cita il buonsenso, le caratteristiche degli individui sono sempre da leggere in chiave di risorsa più che come freno. Ci sono stagioni buone e stagioni meno buone anche a seconda della capacità delle persone, come in tutte le cose. D’altronde, e qui mi rifaccio agli interventi che hanno preceduto il mio, la società ideale non è quella che ha previsto e risolto tutti i problemi ma quella che sa, da ogni propria difficoltà, trarre elementi per superarla e superarsi.



