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La rifondazione dell’economia su valori etici: analisi delle cause della crisi attuale

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A cura di Amerigo Festa, Presidente Conacreis Campania
Intervento al Mandir della Pace (Assisi) - settembre 2008

Lo scopo di questo intervento è quello di informarvi, di tenere una vera e propria lezione didattica su alcune tematiche di fondamentale importanza che riguardano l’attuale situazione di crisi della finanza e dell’economia mondiali.

Da qualche anno a questa parte, e molto tempo prima che scoppiasse evidente la crisi finanziaria planetaria, un gruppo di studiosi di economia aveva elaborato alcune riflessioni sui temi della sovranità monetaria e del cd. “Signoraggio”.

L’indagine sui risultati cui è pervenuto il gruppo di studiosi appare di fondamentale importanza per comprendere genesi e sviluppi dell’attuale momento di crisi.
Il pioniere di tali studi nel nostro paese è stato il compianto Prof. Giacinto Auriti, insigne accademico, autore del libro “Il Paese dell’Utopia”, teorizzatore del “valore indotto della moneta” e che elaborò una proposta di legge sulla “Proprietà Popolare della Moneta”: fu lui il primo a svelare i meccanismi di quella che è stata definita la cd. “grande truffa dei signori della moneta”. Oggi, intorno al Centro Studi Monetari, di cui è Presidente il Prof. Nino Galloni, Direttore Generale del Ministero del Lavoro, si concentra la più ampia attività di studio ed elaborazione dei fenomeni monetari sulla scia delle intuizioni del prof. Auriti (indirizzo web: HYPERLINK "http://www.studimonetari.org" www.studimonetari.org).
Autorevole testo in materia è “€uroschiavi”, scritto da Antonio Miclavez e Carlo Dalla Luna ed edito dalla casa Arianna Editrice.

La esposizione che segue sintetizza attraverso alcuni punti essenziali l’elaborazione del gruppo di studio.

PREMESSA
La moneta ha un suo valore "nominale", ossia quello impresso sulle banconote o sulle monete metalliche; ha inoltre un valore "intrinseco", pari al costo che sostiene chi emette la moneta, comprensivo del materiale (metalli vari, carta ed inchiostro) e delle spese di lavorazione. Stampare moneta oggi ha costi ben precisi: una banconota di euro ha un costo di fabbricazione di 00,3 centesimi di euro, mentre quello di una moneta metallica di euro varia tra i 0,15 e i 0,40 centesimi.
Chi emette la moneta non deve sostenere alcun altro onere oltre quello del costo di produzione: infatti dal 15 agosto 1971, quando il presidente degli USA, Nixon, pose fine agli accordi di Bretton Woods, chiudendo la c.d. Gold Window che prevedeva l'aggancio dollaro-oro dal 1944 (un oncia di oro = circa 35-37 dollari USA) e definiva il vincolo della stampa di moneta con la convertibilità con l'oro, la moneta non è più garantita dalle riserve auree: chi la emette non deve perciò possedere un determinato quantitativo di oro o di metalli preziosi. Tutto ciò conferma che la moneta è una convenzione esistente tra persone che l'accettano di comune accordo: infatti, se non è necessario che sia coperta da metalli preziosi, allora le banconote non sono altro che "comune carta stampata", ma esse in tanto circolano, hanno valore e in definitiva potere d'acquisto, in quanto tutti le accettano.
La corrente di studi definisce il Signoraggio la differenza tra il valore nominale e il valore intrinseco di una moneta; il reddito da signoraggio è quello che incamera chi emette moneta pari alla differenza tra il valore nominale, maggiorato degli interessi, ed il costo di produzione. Questa la premessa.
I

La prima analisi che conduce il gruppo di studiosi è quella sulla immissione sul mercato del denaro stampato.

L'euro è emesso dalla Banca Centrale Europea, la BCE. Nel nostro paese attualmente la moneta-banconota è emessa dalla Banca Centrale Nazionale, ossia dalla Banca d'Italia, la quale "produce il quantitativo di banconote in euro assegnatole in base ai principi e alle regole fissati nell'Eurosistema, immette le banconote nel circuito degli scambi ed ha il controllo di tutta la circolazione monetaria presente nel Paese. La Banca d'Italia inoltre concorre alla determinazione dei quantitativi da produrre e a definire gli indirizzi comuni per quanto riguarda la qualità della circolazione" (dal sito ufficiale della BCE). Al Ministero del Tesoro è riservata la produzione e la immissione sul mercato delle monete metalliche.
La Banca Centrale immette sul mercato il denaro:
1) o prestandolo alle Banche private al tasso ufficiale di sconto;
2) o per il meccanismo dell'emissione di titoli di Stato od obbligazioni; tali titoli
lo Stato li presenta allo sconto alla BC ed ottiene l'85% del valore;
li mette in vendita al mercato, dove la Banca Centrale li acquista tramite le società intermediarie autorizzate (fino al 1992 li acquistava direttamente), effettuando in tal modo un prestito indiretto di denaro allo Stato.
Dopo queste immissioni di denaro sul mercato, la Banca Centrale ottiene il cd. flusso di ritorno, dal momento che le Banche private dovranno restituire alla Banca Centrale il denaro ad esse concesso a prestito gravato dell'interesse, mentre, per ciò che concerne i titoli di Stato, la Banca Centrale, appena li riceve dallo Stato, li aliena sul mercato e, naturalmente, ne incamera il relativo controvalore.
Secondo gli studiosi, la Banca Centrale di emissione riceve ed incamera una quantità di denaro pari al valore nominale del medesimo detratto il costo occorrente per la stampa tipografica delle banconote: ossia il reddito da signoraggio, meglio definito "signoraggio primario o di emissione", che, secondo gli studiosi sottrarrebbe ad ogni cittadino italiano (debito pubblico diviso il numero di abitanti) la somma di € 26.000.
II

La seconda analisi, che si presenta estremamente significativa, concerne gli assetti proprietari della Banca Centrale Europea e di quelle Nazionali.
La Banca d'Italia è la Banca Centrale Nazionale presente in Italia. Essa è un istituto di diritto pubblico ma strutturato come una società per azioni. Questi sono i soci della Banca d'Italia, come indicati dal suo sito ufficiale:

Ente partecipante

Numero quote

Numero voti

Intesa Sanpaolo S.p.A.

91.035

50

UniCredito Italiano S.p.A.

47.184

50

Banco di Sicilia S.p.A.

19.028

42

Assicurazioni Generali S.p.A.

19.000

42

Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A.

18.602

41

INPS

15.000

34

Banca Carige S.p.A. - Cassa di Risparmio di Genova e Imperia

11.869

27

Banca Nazionale del Lavoro S.p.A.

8.500

21

Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A.

7.500

19

Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli S.p.A.

6.300

16

Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A.

6.094

16

Cassa di Risparmio di Firenze S.p.A.

5.656

15

Fondiaria - SAI S.p.A.

4.000

12

Allianz Società per Azioni

4.000

12

Cassa di Risparmio di Lucca Pisa Livorno S.p.A.

3.668

11

Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo S.p.A.

3.610

11

Cassa di Risparmio di Asti S.p.A.

2.800

9

Cassa di Risparmio di Venezia S.p.A.

2.626

9

Banca delle Marche S.p.A.

2.459

8

INAIL

2.000

8

Milano Assicurazioni

2.000

8

Friulcassa S.p.A. - Cassa di Risparmio Regionale

1.869

7

Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia S.p.A.

1.126

6

Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.A.

949

5

Cassa di Risparmio di Alessandria S.p.A.

873

5

Cassa di Risparmio di Ravenna S.p.A.

769

5

Banca Regionale Europea S.p.A.

759

5

Cassa di Risparmio di Fossano S.p.A.

750

5

Cassa di Risparmio di Prato S.p.A.

687

5

Unibanca S.p.A

675

5

Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno S.p.A.

653

5

Cassa di Risparmio di S. Miniato S.p.A.

652

5

Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna S.p.A.

605

5

Banca Carime S.p.A.

500

5

Società Reale Mutua Assicurazioni

500

5

Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana S.p.A.

480

4

Cassa di Risparmio di Terni e Narni S.p.A.

463

4

Cassa di Risparmio di Rimini S.p.A. - CARIM

393

3

Cassa di Risparmio di Bolzano S.p.A.

377

3

Cassa di Risparmio di Bra S.p.A.

329

3

Cassa di Risparmio di Foligno S.p.A.

315

3

Cassa di Risparmio di Cento S.p.A.

311

3

CARISPAQ - Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila S.p.A.

 

300

 

3

Cassa di Risparmio della Spezia S.p.A.

266

2

Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo S.p.A.

251

2

Cassa di Risparmio di Orvieto S.p.A.

237

2

Cassa di Risparmio di Città di Castello S.p.A.

228

2

Banca Cassa di Risparmio di Savigliano S.p.A.

200

2

Cassa di Risparmio di Volterra S.p.A.

194

1

Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti S.p.A.

151

1

Banca CRV Cassa di Risparmio di Vignola S.p.A.

130

1

BIPOP CARIRE, Società per Azioni

130

1

Cassa di Risparmio di Fermo S.p.A.

130

1

Cassa di Risparmio di Savona S.p.A.

123

1

TERCAS - Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo S.p.A.

 

115

 

1

Cassa di Risparmio di Civitavecchia S.p.A.

111

1

CARIFANO - Cassa di Risparmio di Fano S.p.A.

101

1

Cassa di Risparmio di Carrara S.p.A.

101

1

CARILO - Cassa di Risparmio di Loreto S.p.A.

100

1

Cassa di Risparmio di Spoleto S.p.A.

100

1

Cassa di Risparmio della Repubblica di S. Marino S.p.A.

36

_

Banca CARIPE S.p.A.

8

Banca Monte Parma S.p.A.

8

Cassa di Risparmio di Rieti S.p.A.

8

Cassa di Risparmio di Saluzzo S.p.A.

4

Banca del Monte di Lucca S.p.A.

2

TOTALI

300.000

582

 

Dunque, la Banca d'Italia è una società commerciale, con un capitale sociale nelle mani di soggetti privati, ossia, per la maggioranza assoluta istituti di credito e per una piccola parte compagnie di assicurazione. Unici soggetti per così dire pubblici sono l'INPS e l'INAIL.

 

Appare perciò evidente che i soggetti che ricoprono cariche direttive e gestorie all'interno della Banca d'Italia operano per la prioritaria realizzazione degli interessi ed i profitti di quei centri di interesse di cui sono espressione (come accade per tutte le società private), e non invece per la tutela degli interessi della Nazione o collettivi. La più evidente espressione di tale natura privatistica è data dal diritto dei partecipanti al capitale di avere il rendiconto annuale di gestione e la partecipazione agli utili.
La Banca d'Italia, dunque, esercita funzioni tipicamente pubbliche che insieme costituiscono quella che viene definita sovranità monetaria (l'emissione della moneta, determinare la politica monetaria, il controllo sulle Banche); quest'ultima, sottratta di fatto ed in diritto al popolo sovrano o ad organi in qualche modo espressione della volontà popolare, in realtà appartiene ed è gestita da soggetti privati, ossia da quei gruppi privati che controllano le Banche e le assicurazioni e che per effetto delle partecipazioni al capitale di Bankitalia, controllano quest'ultima; sarebbe del tutto improprio, perciò, definire tali soggetti le "Autorità Monetarie".
La Banca d'Italia ed i suoi organi non sono sottoposti ad alcuna forma di controllo da parte dei poteri pubblici o di altre istituzioni. Si legge infatti all'art. 1 dello Statuto della Banca d'Italia che: "Nell'esercizio delle proprie funzioni la Banca d'Italia e i componenti dei suoi organi operano con autonomia e indipendenza, nel rispetto del principio di trasparenza e non possono sollecitare o accettare istruzioni da altri soggetti, pubblici o privati".
Gli studiosi sottolineano infine la impossibilità di un esercizio efficace ed imparziale della funzione del controllo e della vigilanza sulle Banche: se il soggetto deputato a tale funzione è a sua volta controllato da quegli stessi (o dalla maggior parte) dei soggetti che devono essere vigilati, si comprenderà quale efficacia potrà avere tale attività. A questo si aggiunga che le procedure disciplinari restano sempre segrete; chi segnala un abuso non riceve risposte, né ha il diritto di riceverle; infine, i funzionari ed i dipendenti della Banca d'Italia, per tutto ciò che riguarda la Banca ed i suoi rapporti con i terzi, sono obbligati al più rigoroso segreto (art. 45 Statuto).
A seguito del Trattato di Maastricht, la Banca Centrale Europea, anche se non è menzionata tra le istituzioni comunitarie, ha avuto il riconoscimento della personalità giuridica e di ampia autonomia. In realtà con la BCE è stato trasferito al livello sovranazionale ciò che avveniva nei singoli Stati con le Banche Nazionali; la BCE è il vero esercente della sovranità monetaria a livello Europeo, fissa in maniera autonoma il tasso di sconto, le politiche monetarie, stabilisce la quantità di denaro da immettere sul mercato.
La BCE non è sottoposta al alcun controllo democratico, né degli Stati, né degli organi parlamentari o dei governi europei (recita infatti l'art. 7 del Protocollo SEBC: "Conformemente all'articolo 108 del trattato, nell'esercizio dei poteri e nell'assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dal trattato e dal presente statuto, né la BCE, né una banca centrale nazionale, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi comunitari nonché i governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle banche centrali nazionali nell'assolvimento dei loro compiti"); le riunioni del Consiglio Direttivo sono segrete (salvo decisioni insindacabili del Consiglio stesso ripubblicarle), i dirigenti godono della sostanziale immunità.
Anche la Banca Centrale Europea è privata nel senso che è di proprietà di tutte le banche centrali che ne fanno parte: dal sito ufficiale della Banca Centrale Europea è descritto il seguente assetto:


BCN dei paesi dell’area dell’euro

BCN

Quote di partecipazione al capitale della BCE %

Capitale versato (€)
Nationale Bank van België / Banque Nationale de Belgique 2,4708 142.334.199,56
Deutsche Bundesbank 20,5211 1.182.149.240,19
Banca di Grecia 1,8168 104.659.532,85
Banco de España

 

7,5498

 

434.917.735,09

 

Banque de France 14,3875 828.813.864,42
Central Bank and Financial Services Authority of Ireland 0,8885 51.183.396,60
Banca d’Italia 12,5297 721.792.464,09
Banca centrale di Cipro 0,1249 7.195.054,85
Banque centrale du Luxembourg 0,1575 9.073.027,53
Bank Ċentrali ta’ Malta / Central Bank of Malta 0,0622 3.583.125,79
De Nederlandsche Bank 3,8937 224.302.522,60
Oesterreichische Nationalbank 2,0159 116.128.991,78
Banco de Portugal 1,7137 98.720.300,22
Banka Slovenije 0,3194 18.399.523,77
Suomen Pankki - Finlands Bank 1,2448 71.708.601,11

 

Totale 69,69634.014.961.580,45

Le BCN dei 12 paesi non aderenti all'area dell'euro sono tenute a versare una percentuale minima delle quote di capitale rispettivamente sottoscritte, a titolo di contributo ai costi operativi della BCE connessi alla partecipazione al Sistema europeo di banche centrali (SEBC). Dal 1° gennaio 2008 tale contributo è pari al 7% delle quote di capitale sottoscritte, per un importo complessivo di 122.198.357,54 euro.

BCN dei paesi non appartenenti all’area dell’euro (1° gennaio 2008)

 

 

BCN

Quote di partecipazione al capitale della BCE %

Capitale versato (€)

Danmarks Nationalbank

1,5138

6.104.332,92

Sveriges Riksbank

2,3313

9.400.866,26

Bank of England

13,9337

56.187.041,67

Totale parziale relativo alle BCN non appartenenti all'area dell'euro dal 199917,778871.692.240,85

Българска народна банка (Banca nazionale di Bulgaria)

0,8833

3.561.868,99

Česká národní banka

1,3880

5.597.049,87

Eesti Pank

0,1703

686.727,37

Latvijas Banka

0,2813

1.134.330,06

Lietuvos bankas

0,4178

1.684.760,40

Magyar Nemzeti Bank

1,3141

5.299.051,33

Narodowy Bank Polski

4,8748

19.657.419,83

Banca Naţională a României

2,5188

10.156.951,89

Národná banka Slovenska

0,6765

2.727.956,95

Totale parziale relativo alle altre BCN non appartenenti all'area dell'euro12,524950.506.116,69
Totale30,3037122.198.357,54

Le BCN non appartenenti all'Eurosistema non hanno titolo a partecipare alla ripartizione degli utili, né sono tenute al ripianamento delle perdite della BCE.

III.

La terza analisi riguarda la constatazione che gli Stati hanno rinunciato al loro potere di emettere moneta e lo hanno invece delegato ai banchieri ed al sistema bancario (ossia ai privati).
Ciò avrebbe avuto la sua origine a partire del XVII Secolo, allorquando si sarebbe attuata la vera e propria rivoluzione del sistema di potere e delle strutture dello Stato: le aristocrazie regnanti nei paesi europei si accordarono con i banchieri creditori di tali paesi per fondare banche private e trasferire a queste il potere, prima prerogativa dei Re, di emettere denaro, creando in favore di tali banche il monopolio della emissione e prestito della moneta e realizzando la più stabile delle rivoluzioni della storia, in quanto essa perdura anche oggi e si è maggiormente consolidata nelle mani del sistema delle banche centrali.
Negli Stati moderni non si realizzerebbe un'autentica democrazia rappresentativa, in quanto la sovranità monetaria, che esprimerebbe la funzione di potere più autentica ed incisiva, non è esercitata da organi espressione della volontà popolare ma da soggetti eminentemente privati (che in questo momento si identificano nella Federal Riserve, nella B.C.E., nella Bank of England, nella Banca del Giappone e nella Banca della Cina), mentre le istituzioni parlamentari, espressioni della sovranità popolare, avrebbero una funzione meramente rappresentativa e non reale, in quanto si limiterebbero a ratificare ed attuare le volontà e le decisioni dei detentori della sovranità monetaria, i quali, a loro volta riceverebbero ulteriore assistenza dagli organi statuali con il sistema giudiziario e di polizia.
L'importanza della concentrazione della sovranità monetaria nelle mani del sistema bancario fu compresa da Thomas Jefferson, il quale così scriveva a John Madison nel 1816: "Se mai il popolo americano permetterà alle banche private di gestire l'emissione della sua moneta, allora, alternando inflazione e deflazione, le banche e le società finanziarie spoglieranno il popolo di ogni proprietà, sinché i suoi figli si sveglieranno senza un tetto nel continente che i loro padri conquistarono. Credo che le istituzioni bancarie siano più pericolose per la nostra libertà che eserciti in anni... il potere di emissione dovrebbe essere tolto alle banche e restituito allo Stato a cui esso propriamente appartiene".Abraham Lincoln e J.F. Kennedy tolsero ai banchieri il signoraggio: in particolare quest'ultimo con l'E.O. n. 11110 del 4.06.1963 riprese allo Stato, nella persona del Presidente, il potere di emettere denaro, emettendo oltre 4 miliardi e 200 milioni in banconote, tutte rapidamente richiamate dalla circolazione dopo il suo assassinio.
E' accaduto raramente in Italia, ricordiamo le banconote da 500 lire, ma è stato un episodio isolato.

IV.

La quarta analisi fatta dagli studiosi concerne il debito pubblico.

In virtù del trasferimento della sovranità monetaria alle Banche centrali e della possibilità di queste di accaparrarsi il reddito da signoraggio, gli Stati (in generale, le amministrazioni pubbliche) sono costretti a chiedere in prestito al mercato (e quindi alle banche) il denaro necessario per svolgere i loro fini, generando così la più ampia fetta del debito pubblico. Tale meccanismo di proliferazione si sarebbe potuto evitare con l'accentramento nelle mani dello Stato del potere di emettere moneta a costo infimo, in tal modo evitando di indebitare questo verso soggetti privati ed il mercato ed anzi appropriandosi direttamente del reddito da signoraggio.
Il debito pubblico, gravato del peso ulteriore degli interessi su di esso, avrebbe, dunque questa unica fonte nefasta di proliferazione: pagare il signoraggio alla Banca Centrale di emissione.
Il debito pubblico (salito in Italia al 107% del PIL) e gli interessi su di esso gravanti (che nel 2004 erano pari al 16% della spesa pubblica), impone agli Stati di destinare quote elevate del bilancio pubblico a questa voce, ossia si deve raccogliere ricchezza per colmarlo. In passato i governi tendevano a coprire i debiti con la contrazione di nuovi sconti, ossia alimentando ulteriormente il debito pubblico: oggi con i vincoli di Maastricht non è più possibile aumentare il debito pubblico, ma esso deve annualmente essere riportato in certi parametri di rapporto con il PIL.
I modi per raccogliere ricchezza sono noti: vendere i beni pubblici od imprese statali (le cd. Privatizzazioni), incrementare i prelievi fiscali sui cittadini, riduzione della spesa per il mantenimento della cd. "Casta parassitaria", lotta all'evasione/elusione fiscale, taglio delle spese sociali, ossia per i servizi pubblici essenziali, per l'assistenza ai ceti deboli ed i lavoratori, per gli investimenti, per le opere pubbliche e per il progresso dei cittadini, con tutte le conseguenze che ciò comporta, soprattutto perché tali politiche scoraggiano investimenti e lavoro, inducono stagnazione e recessione, generano conflitti sociali, ma soprattutto l'aumento dei prezzi, che è esattamente ciò che accade in Italia dal 2002 ad oggi (e le autorità monetarie si sentono autorizzate ad interpretare i rialzi come sintomo di "inflazione" invocando l'aggravamento della tassazione e il rialzo dei tassi di interesse proprio per combattere l'inflazione).
Ebbene, non si comprende come mai il nostro paese continui ad avere un debito pubblico così elevato nonostante la politica delle privatizzazioni sia stata attuata pervicacemente, vi sia stata una evidente produzione di ricchezza negli ultimi anni (il P.I.L. è aumentato negli ultimi 50 anni di 20 volte), l'aumento delle tasse e delle entrate tributarie, i successi della lotta all'evasione fiscale, il taglio delle spese sociali (specie di quelle per le pensioni) e di quelle per il mantenimento della Casta; se evidentemente il debito pubblico non diminuisce nonostante gli interventi, esce rafforzata l'idea suggerita dagli studiosi, ossia della esistenza di questo meccanismo perverso ed occulto alla base della formazione del debito e del suo consolidarsi, quale quello del signoraggio.

V.

La quinta analisi è quella della individuazione di un altro e ben più considerevole signoraggio, quello secondario, che sarebbe addirittura nove volte più elevato del primario ed è quello che viene posto in essere dalle banche commerciali.

 

Oggi esiste il principio della riserva frazionaria, in virtù del quale le Banche commerciali possono prestare denaro per un importo multiplo (fino a cinquanta volte) il valore del denaro che esse hanno effettivamente nei loro forzieri; il tasso di riserva è del 2%, che è la percentuale minima di soldi che devono esserci fisicamente nei forzieri rispetto alla somma di denaro che viene versata in Banca: per fare un esempio, quando un consumatore versa in banca 100 euro in contanti sul suo conto, la banca sostanzialmente può creare 50 volte tanto, dal nulla, ossia 5000 euro e prestarli ai clienti.
A questo va ad aggiungersi che oggi la creazione di denaro da parte delle Banche è anche sganciata dalla copertura frazionaria in moneta contante, perché essa viene coperta con il "patrimonio della Banca", e come patrimonio viene considerato non solo il denaro presente nei forzieri, ma anche i Crediti vantati verso i clienti. Gli studiosi indicano anche tanti altri meccanismi che presentano i caratteri tipici del "moltiplicatore" di questa creazione di denaro, per cui essa può praticamente perpetuarsi all'infinito.
Sta di fatto che le Banche private creano il denaro dal nulla, virtualmente, mediante un clic sul computer, e lo prestano ai clienti.
In realtà, delle somme che riguardano il prestito bancario solamente una minima parte di moneta contante viene davvero messa in circolazione, perché, a causa delle limitazioni alla circolazione del denaro contante (introdotte nel 1991 ed oggi rafforzate dalle regole imposte dalle ultime leggi finanziarie), in realtà, tali somme vengono utilizzate solo con la trasformazione in bonifici, assegni, giri contabili, accrediti, sconti etc., ossia in denaro virtuale che rappresenta promessa di pagare denaro, ma in realtà non diventa mai denaro, perché tutto si svolge nell'ambito del sistema bancario e delle stanze di compensazione.
Ma a fronte di ciò, i clienti, il denaro ottenuto in prestito, dovranno restituirlo alla Banca, tanto il capitale quanto gli interessi. Cioè restituire alla Banca denaro vero, frutto di lavoro, di produzione, di fatica, di rischio. E che la Banca, nella stragrande maggioranza dei casi, non ha affatto pagato a nessun altro, ma ha creato dal nulla, grazie alla emissione a mezzo "clic" su un computer fatto da un semplice funzionario.
Se dunque la Banca centrale emette a costo zero il denaro e viene rimborsata di questo con ingenti e crescenti quote di debito pubblico, destinate all'uopo dai Governi e dai Parlamenti con le annuali leggi finanziarie; se le Banche private emettono dal nulla la moneta, a costo zero, che fingono di prestare ed in cambio ottengono denaro vero da parte di chi lavora per rimborsarlo, ebbene saremmo alla presenza di un vero e proprio "meccanismo di estrazione di ricchezza", che invece di andare a beneficio del popolo sovrano (il Signoraggio infatti in passato era una tassa che riscuoteva il Re che era il Sovrano), va a finire a pochi privati, ossia a quel sistema bancario mondiale detentore monopolista di questo meccanismo di proliferazione di ricchezza. Regalando ad esso delle straordinarie possibilità di dominio planetario derivanti dalla disponibilità di tali incommensurabili ricchezze.
Se tutto ciò fosse vero, avremmo scoperto la terza proprietà della pietra filosofale. Forse l'alchimista John Dee a questo si riferiva quando asseriva di avere fatto questa scoperta straordinaria: forse aveva capito come i banchieri riuscivano ad ottenere la ricchezza dalla carta stampata e non dai metalli vili.

VI.
Le Banche, e questa è la sesta riflessione, hanno anche trovato le modalità per occultare i redditi da signoraggio.
In breve, gli studiosi segnalano che la Banca Centrale, mentre nella parte del bilancio che riguarda l'attivo colloca la voce "Crediti derivanti dall'allocazione delle banconote", in quella che invece che riguarda il passivo non iscrive il costo tipografico di emissione delle banconote, bensì il valore nominale, voce definita "Banconote in circolazione" (e' come se il proprietario di un Casinò, nella sua contabilità mettesse al passivo non il costo di stampa delle fiches ma il valore nominale scritto sulle fiches stesse). Così, il reddito da Signoraggio (che invece è la differenza tra il valore nominale e il costo di produzione delle banconote), iscritto come passivo per la Banca, si annulla con la voce dell'attivo, e perciò non esiste, quindi non sarebbe tassabile, verrebbe evaso, ecc... E questo sarebbe il modo attraverso il quale le Banche di emissione, o meglio i soggetti che le controllano, riuscirebbero ad ottenere la disponibilità di enormi quantitativi di ricchezza monetaria e ad eclissarle/distrarle in loro favore.
VII.

Non è però tutto.

Il sistema bancario e finanziario mondiale, nonostante il meccanismo di creazione ed estrazione di ricchezza, non contento di tutto ciò, come una sorta di razza marziana che intende nutrirsi ed accaparrarsi di tutto quanto esiste sul nostro pianeta, ha messo in moto ulteriori meccanismi di prelievo o di spoliazione di ricchezza altrui o di indebolimento delle capacità dei cittadini di resistere.
Innanzitutto le istituzioni bancarie e finanziarie hanno spinto i cittadini, soprattutto in America, al consumo selvaggio ed irresponsabile, ben presto facendo adeguare il reddito dei cittadini al loro patrimonio.
In Italia siamo molto vicini a questo livello.
Si perché prima hanno spinto i cittadini ad indebitarsi a tassi variabili, poi le autorità monetarie, cioè loro stessi, hanno unilateralmente deciso un bel giorno di fare rialzare i tassi di sconto e quindi di trasformare i mutui ed i prestiti in veri e propri cappi al collo.
Insomma, i nuovi schiavi dovranno lavorare per le generazioni future per restituire alle Banche un debito che è sostanzialmente inestinguibile, per chi ci riuscirà, mentre per chi non sarà capace le Banche, si impossesseranno dei patrimoni. E basta vedere la partecipazione delle Banche alle aste giudiziarie come denunciato dalle associazioni dei consumatori....
Ma si impadroniranno anche delle attività produttive: infatti cosa significa la ultima normativa che ha ampliato la possibilità per le Banche di diventare titolari di quote di società, se non quella di "acquisire" il controllo delle società indebitate? E' un modello a ricalco di quello che fanno le associazioni criminali: ti prestano il denaro, a tassi usurari e poi, se non ce la fai a pagare, cedi l'attività a loro e vai sul lastrico.
E non è tanto lontano dal realizzarsi quel governo mondiale delle Banche o take over corporations di cui si parla in questa corrente di studi: con buona pace di quel residuo di democrazia che noi immaginiamo essere ancora esistente o che ancora c'è.

Secondo. Le banche hanno impacchettato questi debiti in titoli, hanno costruito i derivati, li hanno fatti circolare, ma in realtà questi fondi sono come gli assegni in bianco: quando qualcuno li presenterà all'incasso, saranno per buona parte scoperti e l'ultimo che li possiede avrà solo spazzatura, perché nessun valore vero c'è dietro.
Risultato: oggi tutti gli americani sono indebitati ad un livello tale che si è già passata abbondantemente la soglia del reddito annuo inferiore al debito annuo, ma si è alla fase successiva, ossia nessuno riesce a restituire i soldi alle banche, i beni immobili non sono sufficienti a restituire il mutuo alla banca, lo Stato deve intervenire per coprire il buco delle banche e delle assicurazioni che hanno garantito; la gente vive nelle automobili. E chissà cosa ancora ci aspetta.
Appena arriverà in Europa il flusso degli effetti mutui Option Arm (alcuni analisti parlano del rapporto Option Arm - Subprime come di quello tra tsunami e increspatura del mare forza1!, forse quella sarà la tempesta perfetta.
Insomma un disastro.

Di fronte a tutto questo io credo che la coscienza civile di ognuno non può restare indifferente.
Ciascuno ha il dovere di informarsi, studiare, approfondire, prendere cognizione diretta e sperimentare quello che accade.
Ecco, lo scopo dell’intervento era in linea con il Titolo dell’intera manifestazione: “Risvegliare la consapevolezza”.
Non solo interiore, ma anche di quella sociale, perché nessuno potrà godere della propria interiorità se le condizioni di libertà, giustizia, diverranno sempre più precarie.
Il mio auspicio che l’anno prossimo potremmo ritornare sul tema, ma nel frattempo che voi abbiate approfondito quello che io vi ho raccontato, dialetticamente, ed allora si che potremmo parlare dei principi sui cui rifondare l’economia, e dei rimedi su cui modulare questa rifondazione.
Vi ringrazio della pazienza.

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