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Conacreis Community Theatre

"Il Trattato di Pace" di Sw. Kriyananda, messo in scena il 14 giugno, al Teatro Valle - Roma
La neonata compagnia costituita da attori professionisti ed amatoriali provenienti da cinque tra comunità ed associazioni dedite alla crescita etica, interiore e spirituale, testimonia come la cooperazione verso uno scopo comune sia possibile pur mantenendo la propria identità e il proprio percorso di scelta di vita, seppur diverso l'uno dagli altri.

20 giugno 2009

 

COMUNICATO STAMPA

Soluzioni rivoluzionarie per governare il nostro pianeta dal copione di
"Il Trattato di Pace" di Swami Kriyananda

di Simona Valesi

In un mondo che grida da ogni suo angolo che sono necessari un governo, una gestione delle risorse radicalmente diversi da quelli attuati finora per poter garantire pace e benessere a tutti i suoi abitanti, una soluzione rivoluzionaria viene dalla commedia in tre atti "Il Trattato di Pace" di Swami Kriyananda, uno degli ultimi discepoli diretti ancora in vita del maestro indiano Paramansa Yogananda, andato in scena domenica 14 giugno al Teatro Valle di Roma.

Lo mette in scena la neonata compagnia Conacreis Community Theatre che, costituita da attori professionisti ed amatoriali provenienti da cinque tra comunità ed associazioni dedite alla crescita etica interiore spirituale e aperta ad aumentarne il numero, testimonia come la cooperazione verso uno scopo comune sia possibile pur mantenendo la propria identità e il proprio percorso di scelta di vita, seppur diverso l'uno dagli altri.

Scritta la prima bozza già nel '41, quando Swamiji aveva solo quindici anni, ed elaborata nel corso degli anni in cui ha acquisito la sua rinomata saggezza, la drammaturgia si rivela sorprendentemente attuale e dimostra che ben poco è cambiato da allora nel modo in cui si governavano le nazioni della Terra e nel sentire della gente. Propone quindi una strada alternativa, una soluzione rivoluzionaria che si appelli ad una presa di coscienza dell'individuo, che solo si può fare portatore di un contagio filosofico tramite l'esempio e la diffusione di idee che tutelino gli interessi di tutti indistintamente.

Se chiesto, chiunque direbbe che le illuminanti ed apprezzabili ipotesi idealistiche, spesso proposte da studiosi e filosofi per un giusto governo e un'illuminata organizzazione socio-politica, sono bellissime ma impossibili da realizzare.
Nessuno però si è finora chiesto come mai, nonostante piacciano ed abbiano l'approvazione di tutti, rimangano solo delle ammirate utopie, incapaci di concretizzarsi. Chi è che le rende irrealizzabili?

"Il Trattato di Pace" di Swami Kriyananda, affronta il tema del senso di frustrazione e impotenza che si prova di fronte all'impossibilità di cambiare le cose come si desidererebbero. Di ogni tipo. Siano esse situazioni politiche e di governo, ecologico planetarie, di fame nel mondo, fino ad arrivare al microcosmo delle relazioni interpersonali o di malattia individuale, quando ci si trova di fronte al desiderio di cambiare qualcosa si deve prima sconfiggere il mostro del lasciar perdere ed affidare ad altri l'arduo compito, che si nutre di passività, rassegnazione, debolezza e paura. "Tu non hai sbagliato, figlio mio... non ancora. Ma stai per sbagliare. La tua volontà vacilla", dice il personaggio del saggio eremita al capo degli alleati. "Siete stato ostacolato, Lord Crystar, non siete stato sconfitto".

Parole incoraggianti e allertanti allo stesso tempo. Questo è il tema su cui si basa tutta la recita: tenere fermo l'obiettivo e perseverare. Non arrendersi mai.

Cinque sono i clan protagonisti di questo dramma a lieto fine, come le razze dei cinque continenti. A rotazione uno di loro è il nemico da sconfiggere e il primo atto si apre all'esultare per la vittoria sul Clan Zaffiro, mentre gli altri quattro clan alleati si riuniscono per definire gli accordi di pace.
Interessi economici, potere e vendetta, come da copione di una qualsiasi guerra conosciuta nella nostra storia, interferiscono sullo scopo iniziale di costruire le basi per un pace duratura e che porti vantaggi a tutti, compreso il clan sconfitto. Solo la consapevolezza che arriva dal basso sarà in grado di portare un cambiamento di prospettiva e troverà una sua strada per realizzarsi poiché, come nella realtà, la gente dovrà guardarsi della propria arrendevolezza e mancanza di iniziativa per potersi impegnare collettivamente verso un obiettivo, specie se è umanitario e edificante.
Solo allora il successo è assicurato, perché, come dice la canzone a chiusura della commedia, Many hands make a miracle (Mani unite fan miracoli).

Diverse le associazioni sparse in tutta Italia che hanno richiesto una replica dello spettacolo che commuove per la sua capacità di dare speranza per un futuro possibile e auspicabile. Gli attori stessi hanno vissuto un'esperienza ispirante che hanno così voluto testimoniare:

Umberto Carmignani della comunità Città di Luce: "E' stata una bellissima esperienza, sono profondamente grato di avere avuto l'opportunità di conoscervi, incontrarvi, creare insieme a voi la magia del teatro, ma soprattutto quella di una "compagnia". Al finale quando abbiamo cantato Mani unite ho dovuto mordermi le guance per non scoppiare in singhiozzi per la commozione! Davvero possiamo fare molto insieme, molto abbiamo già fatto, in attesa di rivedervi un abbraccio di cuore a tutti!

Stambecco Pesco della comunità di Damanhur: "E' stata una settimana per me faticosa, ma essere con voi mi ha aiutato a trasformare la fatica in un buon lavoro insieme".

Zebù della comunità di Damanhur: "Cresce dentro di me la consapevolezza della realtà che stiamo creando. Siamo un elemento nuovo nel panorama artistico mondiale. Già la comunità di per sé è straordinaria come esperienza di vita, più comunità INSIEME creano un'energia che può trasformare la realtà che conosciamo in qualcosa di più elevato, nobile e dignitoso per le nostre anime. Sono stato bene, sono cresciuto ed ho cambiato delle parti di me, ero arrivato stanco e prevenuto, sono andato via felice e stupito!Siamo stati tutti perfetti ingredienti di una ricetta unica, siamo un sogno che si realizza tra lo stupore di chi partecipa, di chi ci contatta, di chi
ci vede e di chi dall'Alto segue le nostre anime..."

Corrado della comunità di Ananda: "per me questo pezzo di cammino di vita insieme è una magia senza confini, è la concreta testimonianza che si può lavorare insieme con uno spirito di cooperazione e di amore grande grande grande!!"

Simona Valesi dell'associazione Coscienza e Salute: "Nell'ascoltare i miei compagni durante le prove mi sono commossa una trentina di volte. Occhi rossi e gola stretta per le parole d'amore, verità e saggezza che venivano pronunciate con tanta immedesimazione. Quando sono entrata in scena mi tremavano le gambe ma ero e sono profondamente orgogliosa di fare parte di questo progetto, convinta che sarà il primo di una lunga serie e che con voi c'è la potenzialità di fare cose bellissime e indispensabili all'umanità. Mi sono sentita cambiata, erano anni che non provavo quel livello di gioia e con essa il desiderio di fare, cooperare e contribuire a un angolo di bene nel mondo. Non perdiamoci."

 

 

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